venerdì 4 marzo 2011

PASTA FRESCA MON AMOUR



C'è un pastificio a Torino, in zona Gran Madre, che conoscono tutti.
Provate a passarci davanti in qualsiasi momento del giorno e non lo troverete mai vuoto: la pasta che vende va a ruba. Perchè è buonissima.
Siamo andate a parlare con il giovane proprietario, Pietro Barbesino, per capire come nasce un'impresa gastronomica così di successo e come leggerete nell'intervista che segue, il segreto è soltanto uno: la qualità.



Pietro, raccontaci come e quando è nato il Pastificio Gran Madre.


Io rappresento la terza generazione che lavora nel pastificio, ho 25 anni. Quando mio nonno morì, a Casale Monferrato, mia nonna con i 3 figli ancora piccoli si trovò a dover fare delle scelte per assicurarsi il futuro. Le fu proposto di rilevare un piccolo pastificio a Torino e pur non conoscendo il lavoro si buttò con grande coraggio nell'impresa. Tutti per necessità furono coinvolti e mio padre pian piano si appassionò talmente a questo lavoro da ottenere risultati veramente lusinghieri. Il suo obbiettivo è sempre stato quello di vendere soltanto prodotti freschi e della stessa qualità che avrebbe voluto ritrovare sulla sua tavola. Nel tempo, i clienti con i loro preziosi suggerimenti ci hanno permesso di affinare ulteriormente le nostre esclusive ricette. Anche il nostro staff di validi collaboratori, che ci affiancano con grande impegno, contribuisce alla buona riuscita dei nostri prodotti.



Raccontaci alcune delle specialità che si possono trovare nel tuo pastificio.

Gli agnolotti di carne e quelli del “plin” sono i classici della cucina piemontese e sono il nostro cavallo di battaglia; molto apprezzati sono anche gli agnolotti di ricotta fresca, parmigiano e spinaci o quelli con la fonduta che sono perfetti conditi col tartufo o i funghi quando è stagione. Da provare anche i nostri gnocchetti di ricotta e spinaci, molto particolari: sono praticamente fatti di “ripieno”, ottimi da gustare sia asciutti che in brodo. Non mancano poi i tajarin o gli spaghetti alla chitarra.


Io ho assaggiato la tua pasta. Raccontaci come fa ad essere così buona....

E' soltanto una questione di qualità. Tutti i nostri ripieni seguono questa regola! Infatti il nostro cuoco prepara ogni giorno l'arrosto per avere il sugo perfetto da inserire nei ripieni: un arrosto rosolato e dorato in modo da ottenere quel buon gusto che permette alla nostra pasta di essere consumata anche senza condimento, o al più con un soffritto di burro e salvia o burro e rosmarino. Il parmigiano che utilizziamo, poi, è invecchiato due anni. Il prosciutto, la carne, il formaggio, le uova: tutto ciò che entra nei nostri impasti è di alta qualità.

In negozio vendi anche i sughi che si sposano meglio con la tua pasta.

Sì, abbiamo il pesto, il sugo di noci, il ragù, tutti di produzione giornaliera; poi teniamo un buon burro (Brussino, n.d.r.) la salvia e il parmigiano.



Hai intenzione di allargare l'attività in futuro? Aprirai magari un'altra filiale?

No, credo proprio di no. Ho paura che si perda la qualità: credo che l'unico modo di mantenerla intatta sia seguire l'attività sempre in prima persona.

Come fai pubblicità alla tua impresa?

Da buoni piemontesi siamo piuttosto schivi, lasciamo che siano i clienti a fare il passaparola e fino ad oggi è stata una macchina che ha funzionato bene.


Che dire? Semplice e lineare! Un lavoro fatto bene, come una volta: con semplicità ed impegno. Ingredienti di prima qualità ed esperienza. Chapeau!
Non vi resta che provare la buonissima pasta di Pietro ed eccovi quindi l'indirizzo:


PASTIFICIO GRAN MADRE

Via Villa della Regina 3

10131 Torino

Telefono 011 819 3255







Io invece non ho finito e vi racconto alcune antiche usanze contadine per gustare al meglio gli agnolotti del plin che potrete comprare nel pastificio!

1)Provate a gustare i plin immersi in una scodella di vino (barbera, of course) o in alternativa
2)Per non confondere il sapore dei ripieni, gustateli al “fumo”, cioè senza condimento, oppure
3)“al tovagliolo”, senza condimento e serviti in un canovaccio di tela meglio se ricoperti da una sontuosa grattata di tartufo per accrescerne gli effluvi. I plin serviti al tovagliolo venivano spesso cotti nel brodo di cappone anziché nell'acqua: possono essere serviti anche accompagnati da una tazza di consommè.


BUON APPETITO!

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